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L’orientamento spaziale è sapere dove si trova ogni cosa rispetto a sé e rispetto alle altre. Sembra astratto ed è una delle abilità più pratiche che esistano: senza di essa è difficile copiare dalla lavagna, far stare la lettera dentro il rigo, distinguere la b dalla d o ricordare da che parte si andava in bagno.

Qui trovi materiale per allenarlo in modo manipolativo: tangram tridimensionale, giochi di simmetria con specchio, set di costruzione piana tipo GeoStix, composizione 3D, puzzle a incastro e chiodini per riprodurre modelli.

Fa parte delle aree di sviluppo e si appoggia alla motricità fine.

Cosa comprende davvero l'orientamento spaziale

  • Relazioni spaziali. Sopra, sotto, davanti, dietro, tra, accanto. È la base ed è linguaggio: senza le parole non c'è concetto.
  • Lateralità. Destra e sinistra, prima sul proprio corpo e molto dopo sul foglio e sull'altro.
  • Percezione della forma e della posizione. Riconoscere che una figura resta la stessa anche se ruotata. È qui che nasce la confusione b/d/p/q.
  • Rotazione mentale. Immaginare come apparirebbe un pezzo ruotato prima di spostarlo. È ciò che allena il tangram.
  • Organizzazione nel piano. Distribuire lo spazio del foglio, rispettare i margini, non ammassare.

Perché questo spiega molti problemi scolastici

La difficoltà visuospaziale arriva raramente in studio con quel nome. Arriva come "scrive malissimo", "non copia dalla lavagna", "salta le righe" o "confonde le lettere". E dietro c'è un'abilità che si può allenare in modo molto concreto.

La confusione tra b e d non è un problema di memoria: sono la stessa forma con orientamento diverso, e il bambino che non discrimina ancora la posizione non riesce a distinguerle per quanto le ripeta. Il copiare dalla lavagna richiede di mantenere un riferimento spaziale passando dal piano verticale a quello orizzontale. E la matematica dipende dallo spazio più di quanto sembri: allineare le unità sotto le unità è un compito spaziale prima che numerico.

Lavorarlo con materiale manipolativo funziona meglio delle schede perché il bambino può ruotare il pezzo davvero prima di doverlo ruotare mentalmente. È questa la sequenza corretta: prima con le mani, poi nella testa.

La progressione con i giochi di copia modello

  1. Modello a grandezza naturale e sotto. Il bambino appoggia i pezzi direttamente sulla scheda.
  2. Modello a grandezza naturale accanto. Bisogna già trasferire l'informazione da un posto all'altro.
  3. Modello ridotto. Compare la scala, che è un salto notevole.
  4. Modello in sagoma, senza linee interne. Va dedotto come si scompone la figura.
  5. Senza modello, solo con la consegna verbale. Qui il linguaggio sostiene tutto il compito.

Domande frequenti sull'orientamento spaziale

Cos'è l'orientamento spaziale nei bambini?

È la capacità di collocare sé stessi e gli oggetti nello spazio e di capire le relazioni tra loro: sopra, sotto, a destra, ruotato. Comprende la lateralità, la percezione della posizione e la rotazione mentale delle figure.

A che età si allena?

I concetti di base si acquisiscono tra i 3 e i 5 anni, sempre legati al proprio corpo e al linguaggio. Destra e sinistra su di sé arrivano verso i 6 anni, e applicate a un'altra persona parecchio dopo, verso gli 8.

La confusione tra b e d è dislessia?

Non necessariamente. Fino ai 7 anni circa è abituale ed è legata alla percezione della posizione. Se persiste dopo, o se si accompagna ad altre difficoltà di lettura, conviene una valutazione.

Quale materiale è meglio per iniziare?

I giochi di copia modello con pezzi grandi e poche variabili: incastri, chiodini grossi, tangram con la scheda sotto. L'importante non è il materiale ma la progressione.