Educazione emotiva
“El monstruo de colores va al cole”
El monstruo de colores – Storia
El monstruo de colores – Giocattolo di peluche
L’educazione emotiva funziona quando smette di essere un’attività del venerdì e passa dentro la routine: in come si risolve un litigio in cortile, in come si nomina ciò che accade in mensa, in cosa si fa quando qualcuno piange. Per questo serve materiale utilizzabile in qualsiasi momento.
Qui trovi risorse pensate per l’aula e per lo studio: fotoimmagini di emozioni con volti reali, albi illustrati per emozione, giochi di riconoscimento, materiale su situazioni scolastiche quotidiane e risorse di comunicazione e convivenza.
Fa parte delle aree di sviluppo e si collega alle abilità sociali.
Come si struttura un programma che funzioni
- Consapevolezza emotiva. Riconoscere cosa succede nel corpo e dargli un nome. È la base e richiede più tempo di tutto il resto.
- Regolazione. Strategie concrete per quando l'emozione è intensa. Funziona solo se il passaggio precedente c'è.
- Autonomia emotiva. Autostima, responsabilità, atteggiamento davanti alla difficoltà.
- Competenza sociale. Ascoltare, risolvere conflitti, mettersi nei panni dell'altro.
- Benessere. Applicare tutto quanto sopra alla vita reale.
L'errore abituale è partire dal punto 2 — insegnare a respirare profondamente — con bambini che non distinguono ancora la rabbia dal nervosismo.
Le fotoimmagini con volti reali: perché si usano in aula
I disegni di faccine gialle sono comodi e hanno un problema: semplificano l'emozione fino a renderla irriconoscibile nella vita reale. Una faccia arrabbiata disegnata non somiglia alla faccia di un compagno arrabbiato in cortile.
Le fotografie di volti reali hanno sfumature, contesto e ambiguità, cioè esattamente ciò che il bambino dovrà leggere fuori. Per questo sono il materiale di riferimento nel lavoro con l'autismo e nei programmi di competenza sociale.
Un uso che rende molto e costa poco: tenerle accessibili al muro perché il bambino possa indicare come sta quando non trova la parola.
L'albo illustrato come strumento di gruppo
In gruppo, l'albo ha un vantaggio che nessuna dinamica ottiene: permette di parlare di un conflitto senza che nessuno venga additato. Si parla del personaggio, e ogni bambino si riconosce in ciò che vuole.
Funziona particolarmente bene per temi che dal vivo costano: la rabbia che travolge, la gelosia, la paura, la tristezza inspiegabile, la vergogna. E per situazioni scolastiche precise esiste materiale specifico, utile sia per anticipare sia per rivedere dopo.
Due condizioni fanno la differenza: leggerlo a freddo, non subito dopo il conflitto, e non chiudere con la morale. Appena l'adulto aggiunge la lezione, il libro smette di essere uno specchio e diventa un rimprovero illustrato.
Domande frequenti sull'educazione emotiva
Cos'è l'educazione emotiva?
Il processo educativo che sviluppa la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni proprie e altrui. Di solito si struttura in cinque competenze: consapevolezza, regolazione, autonomia, competenza sociale e benessere.
Che materiale serve a una sezione dell'infanzia?
Poco e scelto bene: fotoimmagini di emozioni accessibili al muro, qualche albo illustrato per emozione, e un gioco di riconoscimento per il piccolo gruppo.
Come si lavora con un gruppo molto eterogeneo?
L'albo illustrato è ciò che regge meglio l'eterogeneità: lo stesso libro funziona per un bambino di 4 anni e per uno di 7, perché ciascuno porta via ciò che può.
Va bene per bambini autistici?
Sì, e di solito serve in modo esplicito. Funzionano meglio le fotografie di volti reali dei disegni, ed è opportuno includere il lavoro sulle proprie sensazioni corporee.